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Fukushima 100% rinnovabile entro il 2040

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A tre anni dalla crisi nucleare del Giapponela prefettura di Fukushima annuncia che diventerà 100% rinnovabile entro il 2040. La regione, che ha una popolazione di circa due milioni di persone, non vuole saperne più niente dell’energia dell’atomo, anche se il governo nazionale si sta impegnando per ripristinare i reattori.

È proprio qui che verrà realizzato il più grande parco fotovoltaico di tutto il Giappone. E, sempre qui, in programma c’è anche la costruzione di un enorme parco eolico off-shore da 1 GW. La sua costruzione dovrebbe terminare entro il 2020. La prima fase del progetto sperimentale si è da poco conclusa con l’installazione della prima turbina da 2 MW, allacciata alla rete elettrica lo scorso Novembre.

Non solo grandi parchi. I residenti stessi stanno puntando sulle rinnovabili e sulla generazione distribuita, scegliendo principalmente il fotovoltaico sul tetto e su terreni agricoli, anche per ridare vita all’agricoltura su piccola scala. Come è accaduto con il progetto Solar Sharing, in cui i pannelli solari sono progettati su una struttura a pergolato che lascia filtrare abbastanza luce per far crescere piante al di sotto della copertura. Piante come la colza, in grado di assorbire le radiazioni e contribuire agli sforzi di decontaminazione.

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Il disastro nucleare, insomma, ha cambiato il modo di pensare l’energia del Giappone. Non a caso il Paese è diventato nel giro di qualche anno il secondo mercato fotovoltaico del mondo, con l’installazione di ben 3,54 GW di rinnovabili grazie ai generosi incentivi statali.

Si sta facendo molto anche per rinnovare e ammodernare la rete, che attualmente non è in grado di gestire tutti questi progetti. Su questo fronte saranno ben 33 miliardi i dollari che verranno investiti nei prossimi 10 anni, in particolare per stimolare la crescita dell’energia eolica.

Una recente indagine mostra che il 53% dei cittadini giapponesi vuole che il nucleare sia gradualmente eliminato e il 23% lo vuole chiudere subito. Attualmente, Fukushima ottiene già il 22% dell’ energia necessaria per il proprio fabbisogno da fonti pulite. E la quota è destinata a crescere.

Roberta Ragni ( fonte http://www.greenme.it/ )

 

La facciata verde e smart che sfrutta le microalghe

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Nell’ambito dell’IBA Hamburg 2013, (Esposizione Internazionale d’Architettura), in Germania, è stato realizzato il BIQ (Biologic Intelligence Quotient), il primo edificio al mondo con facciata bio-reattore. L’edificio fa parte del progetto di trasformazione su scala urbana del quartiere diWilhelmsburg, che grazie all’IBA è stato al centro di un processo di sperimentazione urbana, sviluppato in un arco temporale di sette anni (2007-2013), che ha trasformato Wilhelmsburg in una smart city, energeticamente autonoma e ambientalmente sostenibile.

IBA Hamburg 2013

Il BIQ è un edificio passivo davvero particolare. Le sue facciate realizzate con le microalghe, sono utilizzate per produrre energia, controllare la luce e fornire ombra agli ambienti interni.

BIQ-Hamburg green

Una seconda pelle verde ed intelligente

Ma vediamo nel dettaglio come si comporta questo rivestimento futuristico ed intelligente. Il BIQ ha due tipi di rivestimento: le facciate poco esposte al sole (NE e NO) sono di tipo tradizione, colorate di verde e decorate per attirare l’attenzione, mentre le facciate più esposte alle luce solare sono tecnologicamente avanzate.

Le facciate esposte alla luce solare (a Sud-Est e a Sud-Ovest), infatti, sono state rivestite con un secondo guscio esterno, composto da un’insieme di vetrocamere al cui interno crescono le micro-alghe, la maggior parte non più grandi di batteri, che vengono continuamente rifornite con liquidi nutrienti e anidride carbonica attraverso un circuito di acqua separato che si sviluppa lungo la facciata. Attraverso la fotosintesi le alghe crescono e si moltiplicano, venendo poi sfruttate per generare energia.

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Una parte delle alghe a fine vita, viene raccolta e separata dal resto della piantagione e trasferita in un vano tecnico presente nell’edificio. Le piantine sono fermentate per generare biogas in un impianto termico centralizzato di quartiere. Il rendimento delle alghe per la produzione dibiomassa è molto elevato, rispetto alle piante terrestri producono fino a cinque volte di più, contengono anche molti oli che possono essere utilizzati per produrre ulteriore energia.

La facciata raccoglie energia assorbendo la luce che non viene utilizzata dalle alghe producendo calore che viene sfruttato direttamente dall’edificio grazie a scambiatori di calore che viene poi sia utilizzato direttamente per acqua calda e riscaldamento.

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Il sistema della facciate è stato perfezionato oltre che per la produzione di energia anche per il controllo della luce solare all’interno degli ambienti e per l’isolamento acustico. La barriera dei microrganismi, infatti, funge da barriera acustica, mentre le acque nutrienti (PBR) che passano nei circuiti esterni cambiano la loro densità durante la giornata, regolando l’ingresso della luce all’interno. Il funzionamento della facciata è visibile anche all’esterno dell’edificio.

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Il BIQ ha quindi l’ambizione di dimostrare che in futuro le facciate saranno capaci di essere smart e di servire un alto numero di funzioni. Non saranno più solo un rivestimento estetico di protezione degli ambienti esterni, ma un sistema vivo e intelligente in grado di interagire con l’edificio stesso, producendo energia da fonti rinnovabili, con un notevole risparmio di combustibili fossili.

In questo video è possibile vedere in comportamento dalla facciata bioreattore.

( Fonte www.greenme.it )

Pianificazione sostenibile: piste ciclabili e giardini per un vecchio borgo medievale

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Il borgo londinese di Croydon è oggetto di un ingente intervento di riqualificazione, che ha coinvolto diversi attori. Interessante best practice per la pianificazione strategica, il piano sostenibile accoglie al suo interno svariati progetti di architettura. L’Okra Studio ha fornito un suo contributo informando l’intervento con un approccio interattivo ed uno spiccato intento ambientalista. La metodologia? Rinnovare le strutture viarie esistenti con nuove piste ciclabili, pedonali e carrabili, aree libere, giardini e servizi per la collettività.
Scrive Salvatore Dierna – in “Questo è paesaggio. 48 definizioni” di Franco Zagari – che la“conservazione [del paesaggio] richiede una profonda comprensione dei processi di accumulazione selettiva che hanno agito nel tempo e soprattutto una conoscenza approfondita delle interazioni tra quadri ambientali, dinamiche insediative, pratiche di vita e di lavoro delle comunità locali e valori simbolici dell’epoca”.

La citazione si addice pienamente alla metodologia adoperata dall’Okra Studio che completa, così, una pianificazione strategica già di per sè degna di nota.

AAA IL PIANO STRATEGICO “CROYDON CORE”
La municipalità di Croydon è sita nell’area meridionale di Londra, al di sotto del Tamigi. Ha origine da un borgo medievale a preponderante carattere commerciale che, nel corso dei secoli, grazie alla diffusione della rete infrastrutturale (innanzitutto ferroviaria), si è espanso in modo sempre più intenso a discapito delle campagne. La realizzazione dell’aeroporto di Gatwick nei primi del Novecento ha accentuato il fenomeno di urbanizzazione massiccia dell’area con un vero e proprio boom economico ed edilizio.

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Tra il 2009 ed il 2011, è stato redatto dalle autorità comunali il piano strategico per fornire previsioni circa lo scenario del distretto fino al 2031. La vision punta a potenziare la natura commerciale, economicamente dinamica ed interattiva di Croydon, facendone “a city that fosters ideas, innovation and learning and provides skills, opportunity and a sense of belonging for all”(una città che promuove le idee, l’innovazione e l’apprendimento e fornisce competenze, opportunità e un senso di appartenenza per tutti): una “terza città”, intraprendente e creativa – come la definisce lo stesso piano – che si aggiunge ai noti distretti di Westminster e City.

Chiaramente la strategia progettuale verte su diversi aspetti: sociali, economici ed ambientali. In seno a quest’ultimo,  si opta per misure volte ad un uso responsabile dei suoli liberi, ad un miglioramento delle strategie di gestione dei bacini idrici, ad un potenziamento della connessione interna e con il centro della città e, contestualmente, alla creazione di green grid. Per Green Grid il piano intende uno spazio verde, all’aperto e libero, capace di connettere parti di città e stimolare attività, di massimizzare l’accessibilità e la qualità del quartiere, di restituire ai londinesi il paesaggio del “countryside”  in un’area davvero prossima alla città, con piste ciclabili e giardini.

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AAA VIVO E VIVIBILE: WELLESLEY ROAD + PARK LANE
Il piano per Croydon è stato approfondito alle scale minori tramite progetti di urban design assegnati a studi di architettura internazionali, secondo la forma del concorso pubblico. I progetti, in generale, si pongono in linea con l’indirizzo fornito dalla vision di insieme, pertanto amplificano le relazioni fra spazi pubblici tramite green grid. Di questi, quello proposto dallo studio olandese Okra per un’area centrale del borgo, rappresenta certamente un progetto pilota.
Nel 2009 Okra Studio ha vinto il concorso “Wellesley Road Park Lane International Urban Design Competition”.

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Negli anni Sessanta, in quest’area, era stato realizzato un asse stradale che tagliò in due il tessuto urbano, generando numerosi problemi di mobilità, irrisolti fino al 2011. Da ciò prende avvio il progetto, con l’intenzione di ricucire la frattura attraverso un nuovo sistema connettivo.

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Wellesley Road mantiene il suo ruolo di asse principale, strutturante il quartiere mediante spazi appendici che si innestano su di esso. Tuttavia ne cambia il funzionamento: diventa “green core”, ossia non è più percorribile esclusivamente da veicoli ma, attraverso la separazione dei flussi, è fruibile anche dai mezzi pubblici, dai pedoni e dai ciclisti.

Tutto intorno al “green core” si articola una rete di “urban rooms”, spazi liberi ed alberati, giardini pensili, piazze per la comunità, che si insinua nel tessuto urbano collegando residenze e servizi per la cultura.  Park Lane, caotica realtà periferica, diventa così un centro vivo e vivibile.

( fonte: www.architetturaecosostenibile.it )

Referendum: “Il M5S ha permesso ciò che i cittadini chiedevano”

admin-ajax6Comacchio. “Per la prima volta nella storia del Comune di Comacchio è stato indetto un referendum consultivo che permetterà alla popolazione di indicare all’amministrazione comunale il percorso da seguire negli anni a venire: programmare una Comacchio turistica con la costa romagnola o rimanere con l’Unione dei Comuni del Delta, capitanati da Codigoro come avvenuto più o meno ufficialmente nei decenni passati”. Il M5S di Comacchio è più che mai fiero del risultato raggiunto con l’indizione del referendum che si svolgerà domenica 15 dicembre.

“Dopo anni di proclami e polemiche populiste ma inconcludenti – affermano -, il M5S ha permesso ciò che i cittadini chiedevano da tempo. Mai nessuno, nonostante lo statuto dell’ente lo prevedesse, ha avuto il coraggio di mettersi contro le segreterie di partito, sul serio, presentando documenti ufficiali sottoscritti da 1500 cittadini in pochi giorni”. Orgoglio anche per la campagna informativa che “è stata capillare, con incontri di sindaco e giunta in tutto il territorio, e concomitante invio a tutti i cittadini del primo numero, dopo anni di assenza, del periodico informativo dell’amministrazione”.

Non mancano i toni polemici verso gli altri schieramenti politici. In  particolare verso il capogruppo de l’Onda Davide Michetti che aveva espresso dubbi sul referendum e sul quorum zero. “Ci chiediamo come possa il capogruppo de l’Onda dichiararsi favorevole al referendum per criticarne i contenuti nello stesso istante – affermano i sostenitori di Grillo -. In più occasioni, nei consigli comunali piuttosto che durante incontri pubblici, il consigliere Michetti ha chiesto ed ottenuto chiarimenti ai propri dubbi e più volte ha dato l’impressione di aver compreso le risposte, purtroppo pare non fosse così. E’ lecito quindi pensare che questa sia una manovra per non prendere una posizione definita e tenere aperte le possibilità di schieramento dopo li voto? Noi – accusano i 5 Stelle – lo chiameremmo opportunismo o doppiogiochismo, nulla più”. Arriva anche una risposta sul quorum zero: ” è una scelta coerente con lo schieramento politico che rappresentiamo, in quanto tutti i cittadini attivi e partecipi alla vita della comunità potranno esprimere il proprio voto indipendentemente dalla volontà di astenersi di chi, per i più svariati motivi, non intendesse recarsi ai seggi o non ritenesse meritevole di interesse questo momento, a dir poco, storico”.

Infine, neppure il Pd locale non viene risparmiato: “Ci chiediamo perché i suoi rappresentanti insistano sul focalizzare l’attenzione esclusivamente sul cambio di provincia, quando il quesito referendario parla in modo esplicito di unioni di comuni. Ringraziamo comunque la capogruppo Felletti di aver fatto chiarezza in merito alla propria posizione a mezzo stampa, visto che, come da lei stessa pubblicamente dichiarato, non era presente in consiglio comunale, come sempre più spesso accade, durante la discussione della delibera istitutiva del referendum, in quanto ‘in ferie’. E’ evidente – sostengono – che nel caso del Partito Democratico manchino le argomentazioni per contrastare la possibilità data, da noi del MoVimento 5 Stelle, ai cittadini, di esprimere una volontà con il voto diretto”.

(fonte: www.estense.com)

Roadsworth, quando la street art reinventa la cultura del petrolio e dell’auto

Strisce pedonali a forma di orme o proiettili, forbici  che tagliano le strade, zip che chiudono la segnaletica orizzontale, filo spinato a serrare i parcheggi. Una protesta davvero insolita contro la dipendenza dal petrolio e la cultura dell’auto. È quella a cui ha dato vita il canadese Peter Gibson, a.k.a. Roadsworth, uno street artist che, vernice spray e stencil alla mano, crea opere d’arte urbana di contestazione contro la cultura “oil-friendly”, seguendo il desiderio di avere più piste ciclabili in città. Lo scopo è quello di lasciare il “segno” nelle strade di Montreal per lanciare un messaggio chiaro e forte: bisogna fare spazio a uno stile di vita meno dipendente dall’oro nero, dove la bicicletta può fare la parte del leone.Roadsworth_red_carpet

Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, Peter credeva fortemente che esistesse “una discrepanza tra il nostro stile di vita consumistico –legato in particolare al petrolio- e gli effetti che stava avendo in tutto il mondo”, spiega l’artista. Il collegamento tra gli attacchi e la nostra accettazione passiva della cultura dell’auto nella sua testa era ben chiaro. Per questo ha deciso, con l’aiuto di una bomboletta, di sfogare la propria frustrazione sull’asfalto, dando inconsapevolmente vita ad una vera e propria forma d’arte.

L’idea era che i pedoni stavano perdendo il controllo. Quell’impronta gigante significava che ci si doveva riappropriare delle strade”, dice Peter. Nasce così la sua originale e umoristicamente amara “pedestrian street art”, che divenne, negli anni, sempre più astratta e più sovversiva, con disegni di fiori e mulini a vento sull’asfalto e il suo “demone ombra” appollaiato maliziosamente sulle linee delle strade, un vero e proprio “marchio di fabbrica”.

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Ma il divertimento è durato poco, interrotto bruscamente nelle prime ore del 29 novembre 2004, quando Gibson fu arrestato dalla Polizia mentre dipingeva in strada, accusato di ben 85 capi di imputazione per danno pubblico. Solo ammettendo di essere colpevole riuscì a evitare il carcere e a pagare solo circa 250 dollari di multa, a fronte dei centinaia di migliaia di dollari richiesti dall’accusa.

Un’esperienza “intensa”  che lo ha costretto a guadagnarsi da vivere solo realizzando opere commissionate e legali. Perché, perso il suo anonimato, Gibson dichiara di aver smesso di creare opere urbane a Montreal. Ma sembra che non disdegni bombardamenti occasionali in altre città. E nemmeno approfittare di ogni occasione per parlare del petrolio di cui è intrisa la nostra cultura: “è facile puntare il dito, incolpare i governi e le corporazioni per i mali del mondo, ma, in realtà, noi tutti vi partecipiamo”.

roadsworth4Perché un ciclista non consuma benzina e, quindi, non contribuisce ai conflitti per il petrolio e nemmeno all’inquinamento dell’atmosfera o a quello acustico. Per questo bisogna riconquistare le strade, uno spazio pubblico che appartiene a tutti, non alle auto, trasformando i “segnali” di protesta in segni tangibili e reali.

Lavoro sul sito Roadsworth http://roadsworth.com/main/index.php?x=browse&category=2

(Fonte, www.greenme.it)

 

Nuovo Pat, no al cemento e al polo crocieristico

MIRA. Il nuovo Piano di assetto del territorio di Mira cancella 240mila metri cubi edificabili, di fatto due nuovi quartieri residenziali a Mira e Oriago (per circa 800 fra negozi e nuovi appartamenti) e dice no al polo crocieristico in laguna sud. Fra le linee di indirizzo guida sono previsti: sottopassi di attraversamento della Romea, il miglioramento viabilistico del centro di Oriago, una nuova stazione Sfmr a Mira Porte, un nuovo polo di servizi sportivi a Mira Buse, una forte attenzione ai percorsi pedonali e ciclabili, la riqualificazione dei poli scolastici e sportivi di Oriago sud e Mira Taglio.

Taglio al cemento. «Gli elementi di maggior criticità emersi nella proposta di Pat della precedente giunta» ha spiegato il sindaco Alvise Maniero «riguardano le scelte di espansione residenziale in zona agricola a fronte di una capacità residua del Prg vigente molto consistente e non attuata di 380.000 metri cubi. C’è stata poi la scelta strategica del cosiddetto “distretto della sostenibilità” che prevede nuova edificazione con destinazione terziaria lungo la Romea, scelte infrastrutturali accompagnate da espansioni non giustificate di discutibile sostenibilità economica e ambientale (viabilità a sud di Oriago) una non individuazione di criticità territoriali. Particolare attenzione viene posta alla tutela dell’area lagunare da ogni tipo di portualità crocieristica e di logistica avanzata».

Dimensionamento. Una delle principali modifiche riguarda il ridimensionamento tendente allo zero delle nuove volumetrie edificabili. Stop quindi ai 240.000 metri cubi residenziali in nuove zone di espansione corrispondenti a 28 ettari di superficie agricola trasformabile, e ai 20 ettari di superficie agricola trasformabile. «Le nuove possibilità edificatorie» spiega l’assessore Claut «saranno indirizzate al completamento del tessuto urbano consolidato per favorire processi di rinnovo e rigenerazione di parti degradate e compromesse del territorio».

Viabilità. Attenzione è stata dedicata alla rete viaria con l’obiettivo di alleggerire la pressione dai centri urbani, specie a Oriago con il completamento della dorsale sud per migliorare la viabilità in Riviera S. Pietro e Riviera Bosco Piccolo e la connessione tra via Veneto e l’opera complementare n. 4 e drenare tutto il traffico di attraversamento che oggi soffoca via Marmolada e laterali. È previsto anche un nuovo collegamento tra la bretella Bacchin e il parcheggio della stazione di Marano e una connessione tra via Argine Destro Canale Taglio e via Miranese per alleggerire Mira Taglio. C’è poi l’ipotesi di sostituire con un sottopasso il ponte che ora attraversa il Brenta vicino a villa Malcontenta, per restituire il naturale contesto al complesso palladiano. Si punterà a collegamenti in sicurezza tra le aree poste a sud e a nord della Romea attraverso sottopassi in via Giare, via Bastie, via Bastiette. Altro obiettivo forte la soluzione dell’impatto dell’Sfmr a Oriago, con il caos creato dalla continua chiusura del passaggio a livello. Si studieranno soluzioni per togliere l’effetto barriere della ferrovia.

Si punta inoltre a una nuova stazione a Mira Porte, per incentivare l’uso del treno. Sempre a Mira Porte si propone la realizzazione di un terminal acqueo da e per Venezia. Verrà valorizzata l’asta della Seriola a fini ciclabili e saranno previsti due percorsi naturalistici. Il primo tra Marano, Borbiago e Oriago utilizzando le rive del Cesenego e del Lusore, il secondo da Fusina a Giare.

( fonte, www.nuovavenezia.gelocal.it )

“Con la cultura non si mangia”. Le ultime parole famose, l’ennesima figura di M……

1,7 MILIONI DI INGRESSI, 7 MILIONI DI STERLINE …NUMERI DEGLI ALTRI MA CON LE NOSTRE RISORSE.

I resti archeologici di Pompei spostati a Londra al British Museum. In Italia musei e siti archeologici, ad iniziare dal Colosseo, sono chiusi o in sciopero.

pompeiProprio così, per visitare nuovamente  Pompei sono dovuto andare a Londra al British Museum. Qui è aperta fino al 29 settembre la mostra “Life and Death: Pompeii and Herculaneum” ovvero  “Vita e morte a Pompei e Ercolano”.

Mi sono mangiato le dita, perché la mostra l’avrei voluta a Milano a Palazzo Reale o a Roma al Quirinale. E invece niente, cilecca a Roma e cilecca a Milano dove il Sindaco Pisapia è alle prese con  l’aumento dei parcheggi da settembre e con il caso degli stilisti  Dolce & Gabbana. Sponsor della mostra italo-londinese  Goldmann Sachs. Un successo strepitoso l’aver portato “Pompei” a Londra, ma strepitoso non per noi, per gli inglesi, visto che dal 1 aprile ad oggi ci sono stati già 1,7 milioni di ingressi  e che il biglietto non certamente economico costa ben 15 sterline.

Sapete quanto frutterà al British e agli inglesi questa mostra? Pompei frutterà a Londra ben 7 milioni di sterline. 

Ho constatato che i visitatori  sono talmente tanti  che arrivano da ogni parte del pianeta, e sarà sicuramente la mostra più visitata nella storia del Museo britannico, d’altronde questo è il terzo evento  del British  nei 250 anni di storia  dopo “i tesori di Tutankhamon” (1972) e “l’Esercito di terracotta     cinese”(2007). Non me ne voglia il ministro Bray, affaccendato a trovare soldi per  il  suo ministero  oberato di debiti e con bollette della luce non pagate.

Ma il Ministro preposto ai Beni Culturali e i nostri burocrati preposti alle Sovrintendenze quando si sveglieranno nel valorizzare i nostri beni culturali e archeologici? Specie oggi in aria di crisi montante. Lo sanno che la Cultura dà anche pane? Oggi non emigrano solo i giovani in Italia, emigra anche l’arte, lo dimostrano i 450 reperti di Pompei esposti a Londra in questa mostra che sta facendo parlare i media di tutto il mondo.

D’altronde lo sanno tutti che a Pompei crollano muri e case  romane, ci sono pochi guardiani,  abbiamo recinzioni inesistenti con furti di beni  e materiali archeologici, per non parlare di altri siti come  Ercolano e la casa di Poppea a Oplonti, attuale Torre Annunziata.

Vi assicuro che queste opere, tutte, non sono conosciute dagli italiani, perchè provengono tutte, tutte da depositi.

Ci si introduce all’esposizione  con un filmato sulla fine delle due città romane. Poi una ricostruzione parziale  della Casa del poeta tragico di Pompei, così chiamata dal mosaico che stava  tra l’atrio e il giardino con la scena teatrale  di un coro satiresco; un mosaico conosciutissimo rappresentante  il cane alla catena  con la scritta “Cave Canem” (persino Santoro ha usato per il suo “Servizio Pubblico” quest’immagine). Monili, mosaici, manufatti di vario genere, statue, cibarie, lampade ad olio, utensili, bassorilievi, falli portafortuna, braccialetti d’oro, culle di legno carbonizzate; le immagini del panettiere Terentius Neo con sua moglie, la ragazza di nome Ario, lo schiavo liberato da Lucius Caecilius Iucundus, la ricca e potente sacerdotessa di Venere, Eumachia;  l’impronta di un cane  della casa di Orpheus, calchi  di alcune delle vittime delle città sepolte dall’eruzione del Vesuvio nell’agosto del 24 agosto del ’79 d.C. Persino un erotico dio Pan che feconda una capra (vietato ai minori, così si legge nella dicitura a fondo della statua). Tutto è come cristallizzato, tutto è fermo a quella data, in una cucina ci sono ancora i bracieri con il carbone  e su un muro che si stava affrescando  è rimasta la chiazza della pittura rovesciata dai pittori in fuga;  Pompei è e rimane  un sito archeologico unico al mondo. Pompei è il simbolo di una città e di una civiltà godereccia e lussuosa. Fa impressione  vedere alcuni  calchi delle migliaia di morti  sorpresi dal cataclismo per strada, in casa o a letto, altri in fuga immobilizzati, contorti e  pietrificati, perchè alla luce subentrò il buio. 

Possibile che a  tutti gli esperti in “management culturale” che impazzano nelle nostre università italiane, visto il varo delle facoltà dei Beni Culturali, da Lecce a Milano Iulm,  alla luce del  degrado culturale,  non sia venuto in mente come si vende un “brand”?

E non pensino ancora oggi   a mettere in piedi un merchandising firmato Italia,  e  dei luoghi più belli e più cari alla nostra cultura greco-romana, medievale, barocca e neoclassica ? Pensate che nel bookshop del British Museum è boom di tazze, magliette, matite, foulard, borse, poster, e addirittura  gioielli ispirati all’epoca romana. E  a chi  ne compra uno, in omaggio ha un libretto con le foto del top dell’arte pompeiana.

Un merchandising firmato “Pompei”.

A noi italiani  è rimasto solo il santuario della Madonna di Pompei.

(fonte, http://blog.ilgiornale.it )

Rigenerazione urbana per un’idea nuova di città

pizzarottiSe ne è parlato questa mattina (mercoledì 30 ottobre) al “Forum permanente per lo sviluppo di politiche territoriali integrate” tenutosi al Palazzo del Governatore, nell’ambito del progetto europeo CAT-MED, legato alla “Carta di Malaga”.

Rigenerazione urbana e sviluppo sostenibile sono legati a doppio filo al concetto di identità urbana. E’ il principio che ha informato l’incontro che si è svolto oggi al Palazzo del Governatore: il secondo appuntamento del “Forum permanente per lo sviluppo di politiche territoriali integrate” promosso dall’Amministrazione comunale nell’ambito del programma europeo CAT- MED (Change Mediterranean Metropolis Around Times), legato al progetto “Carta di Malaga”, sottoscritto da Parma nel febbraio scorso e che vede coinvolte diverse città del bacino del Mediterraneo. Il sindaco Federico Pizzarotti ha aperto la giornata portando i saluti dell’Amministrazione.

“Sono onorato – ha detto il sindaco – di accogliere i partecipanti ad un percorso volto a ripensare la città ed i suoi spazi in una prospettiva di maggiore vivibilità. Mi auguro che la giornata odierna serva per tracciare un cammino secondo gli indicatori previsti dalla Carta di Malaga in vista di una maggiore fruibilità degli spazi urbani”. Ha riportato l’esempio delle panchine che verranno posizionate in piazza Garibaldi: un piccolo passo per valorizzare uno spazio. “Il mio auspicio – ha concluso – è che questa giornata dia buoni frutti e fornisca gli spunti per riprogettare tanti luoghi della nostra città”

La giornata è proseguita con l’intervento dell’assessore all’urbanistica, edilizia, lavori pubblici ed energia Michele Alinovi. Ha moderato la giornata l’architettoChiara Vernizzi. Per il Comune di Malaga sono intervenuti Pedro Marìn Cots, segretario generale Piattaforma CAT-MED, e Sandra Marìn Herbertcoordinatrice Piattaforma CAT – MED.

“Il Forum di oggi – ha spiegato l’assessore Alinovi – si pone in continuità con la due giorni dedicata al Forum permanente per lo sviluppo di politiche territoriali integrate che si è svolto l’11 ed il 12 ottobre. Cerchiamo di imparare le best practice da altre città europee presenti oggi come Malaga e da quelle italiane: Pisa, Napoli, Genova e Benevento. Le città che hanno aderito a questa piattaforma smart – intelligente – potranno avvalersi di un software per migliorare la qualità della vita dei loro cittadini. Un progetto affascinante, quello legato alla Carta di Malaga, che ha come obiettivo quello di progettare una città intelligente legata alla cultura del Mediterraneo. Non c’è sviluppo senza identità”.

L’assessore ha tracciato un’ampia panoramica delle linee di azione su alcuni temi legati allo sviluppo urbanistico di Parma come quello della città storica, della città diffusa, del parco agricolo periurbano e di quello tra i torrenti Parma e Baganza. Si è soffermato sull’utilizzo futuro come pista ciclo pedonale della tratta ferroviaria della Pontremolese che attraversa la città e che verrà dismessa. Ha fatto riferimento ai rapporti tra il Parco Ducale, l’Ospedale Vecchio, le sedi universitarie in Oltretorrente, la mensa universitaria, le biblioteche e l’Archivio di Stato. Ha approfondito il tema dell’utilizzo dell’alveo del torrente Parma come corridoio ciclopedonale ed al futuro dei nuovi comparti Stazione e Pasubio in dialogo con l’ex Scalo Merci che nelle intenzioni dell’Amministrazione dovrebbe diventare un Hub per l’Expo 2015 di Milano. Altri approfondimenti sono stati fatti in relazione alle funzioni del pedone in centro storico ed ai ruoli dei Parchi urbani.

All’incontro hanno dato il loro contributo Antonio Pastorino del Comune di Genova con “Un approccio partecipato alla pianificazione e alla smart city: il caso Genova”; Stefano Storchi dell’Ancsa – Associazione nazionale centri storico – artistici con “Fragilità urbane e fragilità sociali nelle città di medie dimensioni”; Alessandra Gravante, Paolo Ventura e Michele Zazzi di DICATeA, Università degli studi di Parma, che si sono soffermati su: “La rigenerazione conservativa nei vecchi quartieri Peep della città di Parma”. Hanno preso la parola Barbara Gherri e Agnese Ghini di DICATeA Università degli studi di Parma per illustrare il tema: “Disfunzioni climatiche e interventi di mitigazione per il comfort outdoor degli spazi aperti urbani”; Carlo Blasi e Eva Coisson, sempre di DICATeA Università degli studi di Parma, sono intervenuti in merito a: “Prevenire il rischio sismico nei centri storici: dall’individuazione della vulnerabilità alla definizione delle priorità di intervento”. Mentre Rirccardo Roncella e Andrea Zerbi, DICATeA Università degli studi di Parma, hanno trattato del: “Quadro conoscitivo per l’attività di pianificazione”.

(FONTE: www.comune.parma.it )